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News 05/12/20

Covid-19 e infortunio

  Quali attività lavorative  possono essere ricondotte a una condizione di elevato rischio di contagio?

♠   Normativa: Circolari INAIL 13/2020 e 22/2020

Nell’attuale situazione pandemica, l’ambito della tutela riguarda innanzitutto gli operatori sanitari esposti a un elevato rischio di contagio […] Per tali operatori vige, quindi, la presunzione semplice di origine professionale, considerata appunto la elevatissima probabilità che gli operatori sanitari vengano a contatto con il nuovo coronavirus.
A una condizione di elevato rischio di contagio possono essere ricondotte anche altre attività lavorative che comportano il costante contatto con il pubblico/l’utenza. In via esemplificativa, ma non esaustiva, si indicano: lavoratori che operano in front-office, alla cassa, addetti alle vendite/banconisti, personale non sanitario operante all’interno degli ospedali con mansioni tecniche, di supporto, di pulizie, operatori del trasporto infermi, etc. Anche per tali figure vige il principio della presunzione semplice valido per gli operatori sanitari.

Le predette situazioni non esauriscono, però, come sopra precisato, l’ambito di intervento in quanto residuano quei casi, anch’essi meritevoli di tutela, nei quali manca l’indicazione o la prova di specifici episodi contagianti o comunque di indizi “gravi precisi e concordanti” tali da far scattare ai fini dell’accertamento medico-legale la presunzione semplice. […] la tutela assicurativa si estende, infatti, anche alle ipotesi in cui l’identificazione delle precise cause e modalità lavorative del contagio si presenti problematica.

Nei casi in cui l’episodio che ha determinato il contagio non sia noto o non possa essere provato dal lavoratore, né si può comunque presumere che il contagio si sia verificato in considerazione delle mansioni/lavorazioni e di ogni altro elemento che in tal senso deponga, l’accertamento medico-legale seguirà l’ordinaria procedura privilegiando essenzialmente i seguenti elementi: epidemiologico, clinico, anamnestico e circostanziale “.

Il riconoscimento dell’origine professionale del contagio, si fonda in conclusione, su un giudizio di ragionevole probabilità.

   A chi mi rivolgo se penso di essermi contagiato sul posto di lavoro?

♠   Riferimento normativo: art. 53 del DPR 1124/1965, come modificato dall’articolo 21, comma1), lettera b) del Dlgs 151/2015: “qualunque medico presti la prima assistenza a un lavoratore infortunato sul lavoro o affetto da malattia professionale è obbligato a rilasciare certificato ai fini degli obblighi di denuncia di cui al presente articolo e a trasmetterlo esclusivamente per via telematica all’Istituto assicuratore.”

Mi rivolgo al medico di medicina generale (MMG, il cosiddetto “medico di famiglia”) o a una struttura sanitaria.

   Nell’accezione di struttura sanitaria e medico rientra qualunque medico, ossia medico del lavoro, pronto soccorso, ospedale, medico di famiglia, etc. che presti la prima assistenza intesa quale “prestazione professionale qualificata rientrante nell’ambito di procedure organizzative strutturate per fornire assistenza medica, anche solamente di base, ad un lavoratore in caso di infortunio o malattia professionale.

  Chi redige il certificato di infortunio?

♠  Normativa: D.L. 18/2020 “Cura Italia” art. 42 c. 2, convertito in Legge 27/2020

Nei casi accertati di infezione da coronavirus (SARS- CoV-2) in occasione di lavoro, il medico o la struttura sanitaria che presta la prima assistenza ad un lavoratore infortunato o affetto da malattia professionale, redige il consueto certificato di infortunio in tre copie (Inail, assicurato, datore di lavoro) e ha l’obbligo di trasmettere per via telematica all’Inail, il certificato medico. Nel caso in cui, a causa di problemi tecnici organizzativi o altre cause oggettive, non sia possibile la trasmissione on line, il medico esterno o la struttura sanitaria, provvedono all’invio del certificato via PEC alla sede Inail.

Nel caso in cui il medico non provveda all’inoltro telematico al datore di lavoro, ma utilizzi il modello cartaceo, il lavoratore\infortunato dovrà consegnare il certificato al suo datore di lavoro.

N.B. Come indicato sopra, se non si rientra nei casi per cui vale il principio di “presunzione semplice di origine professionale” (personale sanitario, personale delle RSA, lavoratore a contatto con il pubblico) il riconoscimento dell’origine professionale del contagio, si fonda su un giudizio di ragionevole probabilità.”

  Caratteristiche del certificato: Il certificato riporterà:

– i dati anagrafici completi del lavoratore

– i dati del datore di lavoro

– per i casi in cui non sia prevista la presunzione semplice dell’avvenuto contagio in relazione al rischio professionale specifico (personale sanitario, personale delle RSA, lavoratore a contatto con il pubblico): le cause e circostanze, la natura della lesione e il rapporto con le cause denunciate

– la diagnosi, oltre che la prognosi: per poter permettere al datore di lavoro la corretta compilazione di tutte le sezioni obbligatorie della denuncia di infortunio e degli adempimenti connessi obbligatori per legge (invio della denuncia di infortunio all’INAIL entro 48 ore dalla ricezione del certificato). Ai fini della certificazione dell’avvenuto contagio si ritiene valida qualsiasi documentazione clinico-strumentale in grado di attestare, in base alle conoscenze scientifiche, il contagio stesso.

– la data di astensione dal lavoro per inabilità temporanea assoluta conseguente al contagio da virus

oppure

– la data di astensione dal lavoro per quarantena o permanenza domiciliare fiduciaria del lavoratore sempre legata all’accertamento dell’avvenuto contagio

La certificazione dell’avvenuto contagio unitamente al requisito dell’occasione di lavoro è fondamentale, perchè configura la fattispecie della malattia-infortunio e consente la tutela INAIL.

  Privacy: La diagnosi, essendo un dato riservato, non dovrebbe essere esclusa dalla copia per il datore di lavoro?

♠  Normativa: paragrafo 6.3 delle “Linee guida in materia di trattamento di dati personali per finalità di gestione del rapporto di lavoro alle dipendenze di datori di lavoro privati” (Provvedimento del 23 novembre 2006 – Pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del 7/12/2006 n. 285 – Serie generale) redatte dal Garante della privacy.

No. La diagnosi, pur essendo un dato “sensibile”, è tra quelli che possono essere comunicati al datore di lavoro. La possibilità di conoscere dati sanitari del lavoratore da parte del datore di lavoro è limitata ai casi in cui quest’ultimo deve dare esecuzione ad obblighi di comunicazione legislativamente previsti (invio della denuncia di infortunio all’INAIL entro 48 ore dalla ricezione del certificato). Tra questi rientra la presentazione all’Inail della denuncia di infortunio lavorativo corredata da specifica certificazione medica.

  Chi consegna il certificato di infortunio al datore di lavoro?

Il medico. Il certificato, inviato in modalità on\off line dal medico esterno, è consultabile interamente dal Datore di Lavoro attraverso il servizio “Ricerca certificati medici”, disponibile all’interno dell’applicativo Denuncia\comunicazione di infortunio.

oppure

Il lavoratore. Nel caso in cui il medico non provveda all’inoltro telematico al datore di lavoro, ma utilizzi il modello cartaceo, il lavoratore dovrà consegnare il certificato al suo datore di lavoro.

  Cosa farà il datore di lavoro con il mio certificato di infortunio?

♠  Normativa: Circolare INAIL 10/2016

Il dirigente scolastico trasmette all’Inail, in modalità telematica, entro 48 ore dalla ricezione del certificato, la denuncia/comunicazione obbligatoria d’infortunio, indicando i riferimenti del certificato medico dell’evento. È invece esonerato dall’obbligo della trasmissione del certificato medico, alla quale deve provvedere il medico certificatore che presta la prima assistenza. Non compete al dirigente neppure la valutazione circa la ricorrenza degli estremi per l’indennizzabilità.
I termini per la presentazione delle denunce (48 ore) decorrono dalla data in cui il datore di lavoro ha ricevuto i riferimenti del certificato medico dal lavoratore.
Nelle denunce devono essere obbligatoriamente indicati, oltre agli altri, il numero identificativo del certificato medico e la data di rilascio del certificato medico. L’Istituto scolastico è esonerato dall’obbligo di denuncia all’autorità di Pubblica sicurezza poiché a tale adempimento provvede l’Inail.

  Da quando decorre la tutela INAIL?

Il termine iniziale decorre:

– dal primo giorno di astensione dal lavoro attestato da certificazione medica per avvenuto contagio

oppure

– dal primo giorno di astensione dal lavoro coincidente con l’inizio della quarantena, sempre per contagio da nuovo coronavirus (contagio che può essere accertato anche successivamente all’inizio della quarantena)

  Infortunio sul lavoro in itinere occorso durante il periodo di emergenza da COVID – 19

♠  Normativa: Istruzione operativa Inail del 17 marzo 2020, n. 3675

Anche gli eventi di contagio da nuovo coronavirus accaduti durante il normale percorso di andata e ritorno dal luogo di abitazione a quello di lavoro sono configurabili come infortunio in itinere. Tale deroga vale per tutta la durata del periodo di emergenza epidemiologica, secondo le disposizioni e i tempi dettati in materia dalle autorità competenti.

In merito all’utilizzo del mezzo di trasporto, poiché il rischio di contagio è molto più probabile in aree o a bordo di mezzi pubblici affollati, al fine di ridurne la portata, per tutti i lavoratori addetti allo svolgimento di prestazioni da rendere in presenza sul luogo di lavoro è considerato necessario l’uso del mezzo privato per raggiungere dalla propria abitazione il luogo di lavoro e viceversa.

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